mi rivedo nei tuoi solchi
e nelle tue cuciture pixies
così tremolanti e profumate,
profonde come i legami
con il cielo,
con la carne che lo abita
e ti scivola dentro
nel silenzio del giorno,
mentre il paesaggio muta
includendo te.
la tua attitudine
è il cammino:
il solo errare
di derma in derma,
di uno solo in cerca .
senza paure,
lo hai detto oggi,
lo hai detto forte
e tremavamo in due,
rivedendoci nei solchi
e nelle cuciture di seta
ormai riassorbite,
insensibili come la (mia) natura,
stanche come l'anima,
prima di andare a dormire.
(ti dedico ogni periodo subordinato
e ogni servizio,
ogni scarpa e ogni borsetta,
ogni frivolezza bagnata nel sangue
del sacro e vergine amore)
"perchè stai con lui?"
"perchè è quanto di più distante da te esista al mondo"
stavano appiccicati al muro e si respiravano nella bocca
quando baby entrò rivendicando il suo possesso ipocondriaco di lei.
la notte era densa e l'aria era drink e ghiaccio dentro al vestito
(con le mani morbide di chi non si è mai sporcato e ha sempre riso inclinando la testa)
impossibile ricostruire gli sguardi e i tentativi di torna con me,
impossibile amalgamare i progetti alle aspettative divenute
magnificenza e dio sceso in terra per mezzo di irregular choice d'argento.
un uomo ormai finito, probabilmente mai cominciato, beveva birra
e si domandava in quale modo valorizzare il suo sguardo magnetico gusto solitudine,
la sua aura ingombrante da ti bacerò per sempre nell'atrio di vuitton,
non voglio altro dalla vita.
lei sorrideva all'aria e guardava oltre, di conati ne aveva piena la borsetta, insieme alla polvere
e poche monete che non bastavano a offrire da bere nemmeno ai Giammai!, nuovi amici segreti.
un inedito senso di vita le scorreva nelle vene, misto alla consapevolezza
di un nuovo punto di vista, dove 8 mesi di prigionia non erano più niente
confronto a quella corte dei miracoli che leccava il budda attaccato al muro,
niente confronto ai quattro cuori che le ansimavano nel petto (due uomini e due donne, d'indiscutibile charm)
niente confronto a lui, ubriaco di jack e ingenuità, che riprendendo a respirare dice
voglio stare con te.
poi comincia a ciondolare tenendola stretta,
tenendola nella bocca con questa canzone.
e tutto il mondo rideva, e la plastica si scioglieva
al ricordo di "sei plastica, serena, sei plastica",
quando la defunta baby girò i tacchi provando pena, provando amore
nella frizzantina acidità della libertà appena acquisita.
(quando poi la sbronza sarà passata ci dimentichermo di tutto, e ricominceremo a bere)
sono una caramella. un sogno a testa in giù. la risata che ti colpisce di sorpresa mentre stai vomitando. sono la luce del sabato mattina. sono i saldi in centro. sono la lingua di dracula. sono una vasca di martini. sono un albero di zucchero filato. sono menzogna sorridente. sono goth, un pò si un pò no. sono di tutti. sono di nessuno. sono mia.